Intervista a Stefano Schiavo · Guateque Roma Sud · 27/09/2026
Perché iniziare a ballare salsa e bachata nel 2026?
Vent’anni di salsa raccontati in prima persona dal maestro Stefano Schiavo: dalla prima lezione ai viaggi, fino al valore umano del ballo.

Nel 2026 passiamo una parte enorme della giornata davanti a uno schermo. Lavoriamo al computer, parliamo attraverso WhatsApp, guardiamo video, scorriamo social.
Poi esiste ancora un posto in cui bisogna alzarsi, ascoltare una musica e avere davanti una persona vera.
Quel posto, per me, è una pista da ballo.
Sono Stefano Schiavo, insegno alla scuola Guateque di Roma Sud e ballo salsa dal 2006. In questi vent’anni ho visto cambiare parecchio questo ambiente.
Così abbiamo provato a fare una cosa diversa dal solito articolo: un’intervista.
Stefano, partiamo dalla domanda più semplice. Perché cominciare a ballare salsa o bachata nel 2026?
ChatGPT: Con tutto quello che possiamo fare oggi, perché uno dovrebbe uscire di casa la sera e andare a imparare salsa?
Stefano: Forse proprio perché facciamo tutte quelle cose.
Io vedo persone che arrivano a lezione dopo otto ore davanti al computer. Hanno il telefono in mano fino a cinque minuti prima, magari hanno avuto una giornata tremenda.
Poi parte la musica.
Durante una lezione devi ascoltare, muoverti, guardare chi hai davanti. Devi essere presente.
Il telefono a quel punto non ti serve molto.
E già questo, secondo me, oggi vale parecchio.
Poi c’è tutto il resto. Conosci persone, inizi ad andare alle serate, magari dopo qualche mese partecipi a un evento. Una cosa che era cominciata come “faccio un corso una volta a settimana” può prendere uno spazio molto più grande nella tua vita.
A me è successo.
Tu hai iniziato nel 2006. Ti ricordi ancora la prima lezione?
Sì, molto bene.
Avevo 21 anni e venivo dalla danza moderna.
Ero abituato a un ambiente abbastanza disciplinato. Avevo un’insegnante bravissima che ci portava a fare spettacoli di un certo livello e, soprattutto quando si avvicinava uno show, pretendeva molto.
Gli orari erano gli orari.
Le prove erano prove.
C’era un certo modo di presentarsi e quando bisognava lavorare si lavorava.
Poi sono arrivato alla mia prima lezione di salsa.
E mi ricordo di aver pensato più o meno: “Ma qui fanno tutti come gli pare?”
Lo dico con affetto.
C’era quello vestito in un modo, quello vestito in un altro. Uno faceva il medico, uno il meccanico, altri lavori ancora. La maggior parte delle persone era più grande di me.
Io ero praticamente uno dei ragazzini.
C’era una ragazza di circa quattordici anni, che tra l’altro è ancora mia amica oggi. Io ne avevo 21. L’insegnante, Ilaria, ne aveva circa 20. Poi c’erano persone di età molto diverse.
La cosa che mi colpì di più fu il clima.
La gente parlava, rideva, faceva battute.
Io venivo da una disciplina dove, soprattutto durante le prove serie, bisognava stare concentrati. Anche noi scherzavamo, naturalmente, ma quando c’era uno spettacolo vicino l’insegnante giustamente voleva attenzione.
A salsa era tutto più sciolto.
Ricordo anche una sensazione molto precisa. A un certo punto ho quasi chiuso gli occhi e ho cominciato a seguire la musica facendo quei primi passi.
Mi sembrava strano.
Stavo comunque imparando una disciplina, però l’atmosfera era completamente diversa da quella a cui ero abituato.
Probabilmente qualcosa è scattato proprio quella sera.
E da allora quanto è cambiata la salsa?
Parecchio.
Io posso parlare direttamente degli ultimi vent’anni, perché sono quelli che ho vissuto.
Quando ho iniziato, anche andando nei locali, ricordo un pubblico mediamente più adulto rispetto a me. Io a 21 anni ero spesso tra i più giovani.
Andavo anche al PalaCavicchi, che per chi ha ballato salsa a Roma in quegli anni è difficile dimenticare. Oggi purtroppo è chiuso e personalmente mi manca.
Adesso la situazione mi sembra molto più varia.
Ci sono locali frequentati da un pubblico più adulto e altri pieni di ragazzi. Nei congressi puoi vedere anche bambini che ballano a livelli altissimi.
E poi c’è la bachata, che nel frattempo ha avuto un’evoluzione enorme e ha portato dentro questo mondo tantissime altre persone.
Tu insegni in una scuola che esiste da molto prima che iniziassi a ballare.
Sì. Guateque è nata nel 1992 con il maestro Franco Re, uno dei pionieri della salsa a Roma.
Questa per me è una parte particolare della storia della scuola, perché io nel 1992 ovviamente non ero lì a ballare.
Franco invece quel periodo lo ha vissuto.
Negli anni mi ha raccontato parecchie cose e soprattutto mi ha fatto vedere delle vecchie registrazioni che conserva ancora, anche VHS.
Quella è stata probabilmente la cosa che mi ha fatto capire meglio quanto fosse cambiato questo ambiente.
Quando senti qualcuno raccontare “una volta si ballava così”, puoi immaginarlo.
Quando poi lo vedi su un vecchio filmato è diverso.
Guardando quelle immagini noti il modo di muoversi, la musica, come erano vestite le persone, com’erano le serate.
Sembra vicinissimo e lontanissimo contemporaneamente.
Questa parte della storia di Guateque secondo me meriterà prima o poi un articolo tutto suo, perché c’è parecchio materiale.
Una persona che oggi vede ballare bene gli altri spesso pensa: “Io non ci riuscirò mai”.
Succede continuamente.
Il problema è che vede una persona magari dopo cinque o dieci anni di ballo e confronta quella persona con sé stessa al giorno zero.
È un confronto impossibile.
Alla prima lezione non devi sapere ballare.
Se sapessi già farlo, probabilmente non avresti bisogno del corso.
Si comincia dal passo base, dal ritmo, da come spostare il peso. Poi arrivano la coordinazione e tutto il resto.
Qui secondo me entra in gioco molto l’insegnante.
Se una cosa sembra impossibile e il maestro riesce a dividerla in pezzi semplici, cambia completamente.
Questo è il lavoro.
Quindi essere coordinati non è un requisito?
No.
Magari qualcuno parte avvantaggiato perché ha fatto altri sport o altre discipline.
Io, per esempio, arrivavo dalla danza moderna e sicuramente alcune cose mi hanno aiutato.
Ma ognuno parte da un punto diverso.
C’è chi sente subito il tempo e fa fatica con il corpo. C’è chi si muove bene ma all’inizio perde il ritmo. C’è chi deve pensare parecchio prima che un movimento diventi naturale.
Sono cose normali.
La coordinazione si allena.
Meglio iniziare con salsa o bachata?
Io le proverei.
È difficile spiegare a qualcuno quale musica gli piacerà di più.
Metti una salsa.
Metti una bachata.
Guarda cosa succede.
Ci sono persone che appena sentono una salsa hanno voglia di muoversi. Altre sentono una bachata e dicono subito: “Questa.”
E poi c’è chi ama entrambe.
Tra l’altro nelle serate si ballano tutte e due, quindi iniziare contemporaneamente salsa e bachata ha perfettamente senso.
Dopo qualche mese capirai da solo se una delle due ti prende più dell’altra.
Bisogna iscriversi in coppia?
No.
Questa è una domanda che ci fanno davvero spesso.
Nei balli caraibici cambiare partner è utile proprio per imparare.
Se balli sempre con la stessa persona, dopo un po’ rischi di conoscere i suoi movimenti prima ancora che li faccia.
Chi guida invece deve imparare a farsi capire da persone diverse.
Chi segue deve sentire una guida senza sapere già cosa arriverà.
È anche uno dei motivi per cui la salsa è così sociale.
Durante una lezione puoi ballare con parecchie persone e dopo poco inizi già a conoscere il gruppo.
Quindi se uno vuole cominciare ma pensa “non ho nessuno che viene con me”, quello non è un problema.
E per una persona timida?
Direi di resistere ai primi dieci minuti.
Ride.
Perché all’inizio entri e magari ti chiedi chi te l’ha fatto fare.
Non conosci nessuno.
Non sai dove metterti.
Parte una musica che magari non hai mai ascoltato davvero.
L’insegnante ti dice destra e tu vai a sinistra.
Poi guardi la persona davanti a te e anche lei è andata dalla parte sbagliata.
E normalmente lì si comincia a ridere.
Il ghiaccio si rompe abbastanza velocemente perché siete quasi tutti nella stessa situazione.
Prima parlavi del fatto che il ballo può occupare una parte importante della vita. Cosa intendi?
Io sono partito tantissime volte da solo.
Mi piace viaggiare da solo e mi è sempre piaciuto.
La salsa però mi ha dato una cosa in più.
Arrivavo in un’altra città o in un altro Paese, cercavo una serata o un congresso e sapevo che quella sera avrei avuto un posto dove andare.
Entri da solo.
Balli.
Dopo un po’ stai parlando con qualcuno.
Mi è successo in varie parti del mondo.
Questa cosa mi ha sempre colpito perché magari non parli neanche bene la lingua della persona che hai davanti, però una salsa la potete ballare comunque.
Quindi attraverso la salsa si può anche viaggiare parecchio.
Sì.
All’inizio magari non lo immagini.
Pensi al corso del martedì sera.
Poi qualcuno ti dice che nel weekend c’è una serata.
Poi scopri un evento.
Poi un congresso a Roma.
Poi magari uno fuori Roma.
A un certo punto inizi a vedere congressi all’estero e pensi: “Perché no?”
È un mondo internazionale.
Per me viaggiare e ballare sono diventate due cose che spesso si sono incontrate.
E partire da solo è diventato ancora più semplice, perché sapevo che avrei trovato un ambiente in cui entrare.
Hai sempre trovato un ambiente così aperto?
Nella mia esperienza, molto spesso sì.
Poi chiaramente ogni locale è diverso e non voglio dipingere un mondo perfetto perché non esiste.
Però il meccanismo del ballo aiuta.
Le persone sono lì per ballare.
Chiedere a qualcuno “balliamo?” è normale.
Non hai bisogno di inventarti una scusa per parlare con uno sconosciuto.
E dopo una canzone magari fai due chiacchiere.
Per una persona che nella vita quotidiana incontra sempre le stesse persone, può cambiare parecchie cose.
Questo vale anche per chi è in coppia?
Certo.
Quando si parla di conoscere persone nuove sembra sempre che il discorso riguardi soltanto i single.
Non è così.
Puoi essere felicemente in coppia e avere comunque voglia di avere una vita sociale più ampia, un’attività tua, nuovi amici o semplicemente qualcosa di diverso da fare durante la settimana.
La salsa può essere questo.
Nella tua scuola che tipo di ambiente cercate di avere?
Una cosa molto semplice.
Voglio che una persona venga a lezione volentieri.
Naturalmente deve imparare. Se insegno male e tutti si divertono soltanto, non sto facendo bene il mio lavoro.
Però vale anche il contrario.
Se una persona impara tantissimo ma passa un’ora e mezza in tensione, probabilmente dopo un po’ smette.
A Guateque ci sono allievi che frequentano da parecchio tempo. Alcuni sono rimasti per continuare a studiare, altri perché nel frattempo quella scuola è diventata anche il loro gruppo di amici.
Cerchiamo persone educate, che abbiano voglia di stare bene insieme e che rispettino chi hanno davanti.
Il resto viene con il tempo.
Dopo vent’anni, ti diverte ancora?
Sì.
Altrimenti avrei un problema, visto che insegno.
La cosa divertente è che continua a cambiare tutto.
Ogni tanto ripenso a quando avevo 21 anni, alla prima lezione, al PalaCavicchi, a quel mondo lì.
Oggi vedo ragazzi che iniziano in un ambiente molto diverso da quello che ho conosciuto io.
Però quando parte una bella musica la sensazione è ancora quella.
Ed è probabilmente il motivo per cui sono ancora qui.
Ultima domanda. Uno sta leggendo questo articolo, è incuriosito, ma continua a rimandare. Che gli dici?
Di provare una volta.
Davvero.
Non deve decidere se la salsa diventerà la passione della sua vita.
Non deve comprare scarpe particolari.
Non deve arrivare accompagnato.
Non deve nemmeno essere convinto al cento per cento.
Viene, fa una lezione e vede come si sente.
Alla scuola Guateque di Roma Sud facciamo anche una prova gratuita proprio per questo.
La salsa, raccontata, arriva fino a un certo punto.
Poi deve partire la musica.
Vuoi provare salsa o bachata a Roma?
Alla scuola Guateque di Roma Sud puoi iniziare anche completamente da zero. Non è necessario venire con un partner e puoi provare salsa, bachata o entrambe per capire quale disciplina senti più tua.
La prima cosa da fare è molto semplice: prenota una prova gratuita e vieni a conoscerci.
Magari sarà soltanto una lezione. Oppure potrebbe essere l’inizio di qualcosa che ti accompagnerà per molti anni.
Dal racconto alla pista
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